Un Paese pensato al maschile

Con il nostro blog parimerito.tumblr.com abbiamo voluto fare, in questi ultimi mesi, un piccolo esperimento sociologico. Analizzare i convegni di cui abbiamo ricevuto invito o notizia in base alla gender diversity dei relatori. Il panorama è sconfortante. Su circa 50 eventi, la metà hanno solo relatori uomini, nonostante le tematiche più svariate che sicuramente troverebbero e trovano sia un pubblico che esperti di entrambi i generi. Per l’altra metà la presenza femminile è sotto il 20%, spesso sotto il 10, cifre irrisorie. A tutti è andato il “bollino Flintstones”, perché non si può definire in altro modo chi esclude la pluralità di pensiero: cavernicolo.
Certo, abbiamo anafredbordolizzato solo una minima parte deo convegni che si tengono ogni giorno in Italia, ma è emblematico il fatto che tutti quelli che ci sono passati per le mani abbiano le stesse caratteristiche e cioè: il 50% della popolazione è drammaticamente sottorappresentato.
Con grandissimo stupore abbiamo notato che anche il panel di relatori del Forum The European House – Ambrosetti a Villa d’Este non sfugge a questa “regola”. Su 57 relatori, 8 sono donne. Il 14%. E non serve invocare la giustificazione che in Italia le donne in posizioni di vertice siano ancora una minoranza. Il Forum infatti è composto per grandissima parte di ospiti internazionali, quindi con una possibilità di scelta decisamente più ampia.
Stupisce e amareggia che anche uno dei più noti, autorevoli e prestigiosi think tank a livello internazionale abbia deciso di non considerare l’altra metà del cielo. E non per uno spirito di politicamente corretto, ma per merito, non per buonismo ma per valorizzare i talenti indipendentemente dal sesso.
Come si può pensare di cambiare il Paese e affrontare la crisi senza ascoltare una pluralità di voci? Come si può continuare a emarginare la metà delle menti pensanti a livello italiano e mondiale?
Un pensiero unico e univoco non aiuta a uscire dall’impasse in cui ci troviamo da anni. Aprire gli occhi e iniziare ad ascoltare chi finora ha avuto poca voce nelle sedi decisionali ci sembra l’unica soluzione, una soluzione che forse, se fosse stata adottata per tempo avrebbe aiutato a mitigare o evitare gli effetti peggiori della crisi.
E invece i “Flintstones” sono fra noi, con poca voglia di superare il grido “Wilma, dammi la clava!”, chiusi in una mentalità cavernicola che sa guardare il mondo e pensarlo con un’ottica soltanto.