Ripensare il welfare contro l’invecchiamento della popolazione

L’allarme è chiaro: in Italia siamo lontani dalla soglia di sostituzione (due figli per coppia). Cosa significa? Significa che non si fanno figli (e i motivi adesso li andremo a vedere), significa che nel 2030 – spiega in bell’articolo si Linkiesta a firma di Lidia Baratta Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano – nel 2030 avremo una “regione” grande come la Toscana popolata solo da over 65. Non pensionati, viste le recenti riforme. Ma esattamente allo stesso posto dove sono oggi, dato che non si pensa a una forma di “age management” sui posti di lavoro. E i 30enni continueranno a inviare curricula disperati, e a loro si aggiungeranno anche i 40enni, sempre più precari, sempre più tagliati fuori da un mondo del lavoro che da una parte non guarda al futuro, dall’altra non ha il minimo supporto per poterlo fare.

120906801.jpg.CROP.rectangle3-largeDicevamo: tutto nasce da un dato oggettivo, e cioè il tasso di natalità in Italia è di 1,39 figli per coppia. Una popolazione resta stabile e non invecchia se di figli per coppia se ne fanno almeno 2. Ma diversamente dalla Gemania, dove di figli se ne fanno pochi per scelta, in Italia questo succede per altri motivi. Per una precarietà economica prolungata, ad esempio, che permette di “mettere su famiglia” tardi, incontrando magari maggiori difficoltà a concepire o lasciando uno spazio temporale di fertilità minore. E perché dopo la nascita del primo figlio non è infrequente che la precarietà economica aumenti: mancano i servizi (asili nido), e ci si deve rivolgere a tate o nidi privati, che comportano una spesa pesante per il budget della famiglia – e questo scoraggia dal decidere di avere altri figli. E le donne si ritrovano a dover scegliere se lavorare o accudire la famiglia, dove la spesa per l’accudimento è maggiore dello stipendio stesso.

Dalle indagini statistiche emerge che le famiglie italiane vorrebbero potersi allargare, con due o più figli. Ma, semplicemente, non ci si riesce. Di fronte a questa consapevolezza entra in gioco anche la proposta di PariMerito, il Bonus Care che – con oneri minimi per lo Stato, trattandosi di legge di detrazione fiscale – solleverebbe le donne, le famiglie dal peso economico della cura dei figli, consentendo di scaricare dalle tasse il costo dei collaboratori domestici. Questo, a fronte di minori entrate per lo Stato, porterebbe però vantaggi a breve e lungo termine. Maggiori entrate derivanti dal lavoro femminile, dall’emersione del sommerso nel comparto domestico, e un sostegno alla natalità.