La quota rosa che non vogliamo

Mafia Capitale, un hashtag efficace per dare sapore romanzesco a quella che è un’altra brutta storia italiana. Mafia, corruzione, 44 nuovi arresti.)

Tra questi 44, ci sono 5 donne. Chi sono?

Emanuela Bugitti, collaboratrice di Buzzi

Nadia Cerrito, la segretaria di Buzzi

Alessandra Garrone, compagna di Buzzi

Pierina Chiaravalle, collaboratrice di Buzzi

Brigidina Paone, collaboratrice dell’assessorato alla casa

Nella percezione comune, le donne sonno associate a un minor livello di corruzione e disonestà. Lo ha messo alla luce recentemente un sondaggio condotto per conto della Fondazione Bellisario, secondo il quale per oltre il 60% degli intervistati la presenza di più donne ai vertici favorirebbe la legalità. Lo diceva già Bankitalia nel 2012, nel suo rapporto annuale:

“a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli di corruzione più bassi e un’allocazione delle risorse orientata alla spesa sanitaria e ai servizi di cura e istruzione”

Come dappertutto, le eccezioni restano. Questa di Mafia Capitale è una quota rosa che non ci piace. Sui 44 arresti, 5 sono donne. Non stupisce la presenza della compagna e della segretaria di Buzzi: vivendo e lavorando a stretto contatto, a meno di non denunciare per primi le attività criminali, è scontato esserne complici, sia con le azioni che con il silenzio. Anche l’omertà è un crimine. Ci piacerebbe non doverli scrivere, quei 5 nomi. Ci piacerebbe dire “se ci fossero state più donne, questo non sarebbe successo”. Ma PariMerito non vive del contrasto fra i generi, della lotta tra i sessi. L’obiettivo è che questi uomini (e donne) corrotti e criminali siano fermati, che al loro posto arrivino uomini e donne di talento pronti a ricostruire dove si è distrutto tanto. A partire dalla fiducia.