Il curriculum studiorum dell’Onorevole italico a formazione zero: in equlibrio stabile fra preistoria e modernita

E’ online il nuovo report dell’Osservatorio PariMerito: un’analisi dettagliata dei titoli di studio dei nostri Parlamentari, con proposte concrete per uniformare la preparazione e garantire una formazione d’eccellenza a chi si prepara a scrivere e approvare le leggi dello Stato

il report completo lo trovate a questo indirizzo http://parimerito.com/osservatorio/

laureatiQuante volte è successo di leggere di finti titoli di studio, pezzi di carta conseguiti online, o ci siamo trovati di fronte a notizie di titoli di studio attestati da autocertificazioni la cui attendibilità è stata smentita dai fatti. In riferimento a personaggi pubblici, ma anche – ed è qui che la faccenda si fa più delicata – ai nostri uomini e donne politici.

Prima di tutto un dato importante: la trasparenza non è di casa. Impensabile trovare immediatamente il dato – tanto più se si cercano conferme e non autocertificazioni. Per i deputati, in effetti, il titolo di studio è riportato nella scheda personale sul sito della Camera, lo stesso però non accade per i senatori. Ci siamo trovati quindi con un 4% di dati non disponibili. E per una facile deduzione, chi non tiene a rendere noto il proprio titolo di studio forse non ne è poi molto soddisfatto. Secondo dato: si tratta pur sempre di autocertificazioni, e come già ci hanno dimostrato varie inchieste, non sono dati da prendere come oro colato: lauree inventate e titoli gonfiati non sono un fatto così raro. Dal caso del deputato Pdl Marco Milanese, che aveva aggiunto al curriculum aveva aggiunto una laurea mai conseguita, smascherato dal Corriere nel 2011, o il (non)master alla Bocconi di Daniela Santanché portato alla luce dal settimanale Oggi, o ancora la sfilza di lauree honoris causa più o meno credibili – come quella di Mauro Cutrufo a Berkley, con un dettaglio mancante per essere la vera, celebre università californiana: la “e” tra la k e la l.

Abbiamo provato a vedere cosa ci dicono i “numeri” su questo argomento. L’analisi è circoscritta ai soli parlamentari, auspicando un giorno di ritrovarci in un paese in cui sia possibile avere disponibile questi dati per tutta la classe politica complessiva che ci governa, ad ogni ‘strato’ territoriale.

I laureati sono il 68% del totale, mentre il 27% dei nostri parlamentari ha conseguito al massimo la licenza di scuola media superiore. Un 1,26 % si è fermato alla terza media – del 4%, come dicevamo, il dato non è pervenuto.

Ci sono differenze all’interno dei gruppi parlamentari, l GAL al Senato (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà) è quello con la maggior presenza di laureati (rappresentano l’80% dell’intero gruppo); la Lega Nord è il partito con la minore presenza di componenti laureati (solo il 43% dei parlamentari della Lega è in possesso di una laurea).

Per quanto riguarda la distribuzione per genere e geografica, le donne parlamentari sono soprattutto laureate del nord (l’8,4% del totale, pari a 80 parlamentari) e del Centro (il 6,2% del totale, pari a 59 parlamentari). I parlamentari uomini laureati provengono in prevalenza in ugual misura dal Nord (il 17,8%, pari a 170 parlamentari) e dal Sud (il 18,4%, pari a 175 parlamentari).

Il dato più rilevante è la fortissima disomogeneità di preparazione. Globalmente: la ricerca evidenzia una forte disomogeneità dei titoli di studio (disuguaglianza misurata attraverso il cosiddetto Coefficiente di Gini pari a g=0,79)

Se entriamo nel dettaglio della tipologia delle lauree, notiamo una netta prevalenza di laureati in Giurisprudenza (ben 180 su 638, pari a circa il 30% dei laureati), seguiti dai parlamentari in possesso di una laurea in scienze politiche (92 su 638, pari a oltre il 14% dei parlamentari laureati). Al terzo posto per numero di laureati, si collocano gli economisti (75 su 638, pari al 12%). Materie di studio che si possono facilmente ricondurre a una formazione “tipo” per chi vuole svolgere il lavoro di parlamentare.

Nel Parlamento vi è però anche una forte presenza di laureati in Medicina (ben 45 laureati su 638) e di molti ingegneri (41 laureati, pari al 6,4%). Così come non mancano: farmacisti, biologi, fisici, architetti.

Molto variegata dunque la distribuzione delle diverse tipologie di laurea. In questo caso, abbiamo un indice di disuguaglianza pari al g=0,65 per gli uomini e al g=0,57 per le donne

Il coefficiente di Gini è una misura della diseguaglianza di una serie di valori. È un numero compreso tra 0 ed 1. Valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, con il valore 0 che corrisponde alla pura equidistribuzione, ad esempio la situazione in cui tutti percepiscono esattamente lo stesso reddito; valori alti del coefficiente indicano una distribuzione più diseguale, con il valore 1 che corrisponde alla massima concentrazione.

Le considerazioni a cui siamo arrivati sono le seguenti

-Come è possibile esercitare il delicato lavoro di parlamentare, e quindi di legislatore, in autonomia, libertà e coscienza senza possedere competenze specifiche?

-Una formazione obbligatoria per gli eletti uniformerebbe le conoscenze di base necessarie, liberando da un invisibile “vincolo di mandato” chi, per poca conoscenza, finisce per votare seguendo le indicazioni di gruppo o partito

-L’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in nome di principi di democraticità e trasparenza potrebbe arrivare a prevedere l’impegno a inserire nelle liste candidati con requisiti minimi, e la pubblicazione obbligatoria dei curricula, con verifiche puntuali sulle autocertificazioni dei titoli