Grecia lose-lose

Nella teoria dei giochi che valse il Premio Nobel al compianto John Nash, si cerca la  massima soddisfazione possibile per tutti gli attori in campo. Nella vicenda greca, invece, sembra proprio che con fatica e puntiglio si sia arrivati a una soluzione che scontenta tutti. E che segnerà, inevitabilmente, il futuro della Grecia. Non fa felice Atene, che si ritrova con tre problemi non indifferenti: Syriza che si spacca e che minaccia di non votare gli accordi raggiunti dall’Eurogruppo; un popolo inferocito per un referendum che è valso poco più della carta straccia con cui si avvolge il pesce; una situazione economica drammatica (pil previsto a -3% per il 2015) di cui le “lacrime e sangue” imposte dall’Ue saranno ulteriore motivo di danno. Ma se Atene piange, Sparta (intesa come Bruxelles) non ride di certo. Con gli accordi sanciti nel week end, chi si fiderà ancora dell’Europa? L’ex ministro Visco ha dichiarato che nei giorni scorsi si è sancita la fine della moneta unica. Su analoga posizione è il Financial Times. Un’Europa matrigna, vendicativa e “rosicona” non è esattamente l’ideale di continente unito che Altiero Spinelli e gli altri padri fondatori si erano fatti. Ora non resta che raccogliere i cocci, che sono sparsi dappertutto e che, per di più, sono pure acuminati. Il bluff tentato da Tsipras è fallito miseramente, l’ “all in” dell’Europa di fronte a un avversario ormai prostrato non è stato indice di grande coraggio.