Donne, pensioni povere e l’equilibrio che non c’è

logo_inpsGender wage gap: la differenza di salario tra uomo e donna per le stesse prestazioni lavorative. Una disparità che esiste, ma che non limita il diverso trattamento economico al periodo lavorativo. Anzi: si riflette in modo più evidente sugli anziani. Secondo l’ultimo rapporto Inps, infatti, in età pensionabile le disuguaglianze sono molto evidenti. Se è vero infatti che i pensionati sono piùdonne che uomini (in virtù della diversa età di accesso al tratatmento e della maggiore aspettativa di vita): i pensionati a fine 2014 sono 15,6 milioni di cui 7,2 milioni (46,4%) uomini e 8,3 milioni (53,6%) donne. Il reddito medio ammonta a 1.323 euro lordi mensili, pari a 1.103 euro per le donne e 1.577 euro per
gli uomini.

Pensioni in media più basse, dunque. ma il dato aggregato non fotografa in pieno il problema. C’è da notare, infatti, che la disocntinuità della vita lavorativa delel donne, messa a rishcio o interrotta per prendersi cura di figli e famiglia, assegna una concentrazione maggiore nelle classi di importo più basso  ed una progressiva riduzione del loro peso al crescere dell’assegno: 3 pensioni su 4 sotto i 500 euro, il 62,6%, sono ‘rosa’ contro il 37,4%  degli uomini, mentre solo 1 pensionato su 4 oltre i 3000 euro è donna.  E se guardiamo le pesnioni comunque “povere”, che non raggiungono i 1000  euro, il 67,2% è donna contro il 32,8% degli uomini.

Un gap a nostro avviso destinato a crescere ancora, dato che per le donen sono più frequenti lavori aticipi (quindi con minori contributi) e disocntinui, anche per la difficoltà a conciliare vita familiare e occupazionale. Un dato che deve far pensare, abbiamo pensionate nettamente più povere del corrispettivo maschile: eppure su di loro si concentrano spesso le incombenze di un welfare assente.