Del NO e della schiuma dei giorni

wgr35p_-00_lifestyle_greece-flag-3x5ft-superknit-polyesterIn un articolo su www.businessinsider.com si legge  che Tsipras sperava  vincesse il SI per potersi dimettere e lasciare la crisi ad un nuovo governo. Secondo l’articolo la vittoria dei NO ha lasciato Tsipras con il “cerino in mano”.

In realtà il discorso di Tsipras al Parlamento Europeo è stato indubbiamente  un bellissimo discorso politico che pone temi politici (la necessita’ di un piano di crescita e non solo di sacrifici, il fatto che la Grecia sia stata un laboratorio di austerity negli ultimi 5 anni e la ricetta non ha funzionato, il fatto che il 10% dei greci detenga oltre il 50% della ricchezza, il velenoso legame tra tecnocrati e mondo della finanza, il fatto che i soldi fino ad ora ripagati siano stati dati a banche e non al popolo) ma senza quel piano atteso da molti paesi europei.

Ha posto molti temi di riflessione. E’ stato  un discorso anche molto forte contro il potere delle oligarchie. Le oligarchie politiche e finanziarie che dominano, ahimé, non solo in Europa. Ha poi tracciato una netta distinzione tra le colpe dei politici del passato e un nuovo Sistema che si vuole costruire. Potrebbe, tutto sommato, essere il discorso che un Grillo al potere farebbe qualora the next in line fosse l’Italia. Non mi aspetto che la UE risponderà politicamente.

Intanto la Grecia si sta avvicinando al collasso. La moneta, come mezzo che incorpora valore e permette una interazione economica, scarseggia e presto potrebbe finire. Il bar non ha clienti con cash e non può pagare in cash fornitori e dipendenti e cosi’ via. Non so se esistano casi simili nella storia dell’economia. Del resto, secondo alcuni analisti, non si considera sufficientemente la natura “marxista leninista” del governo Greco. Varoufakis si definisce un marxista errante e Tsipras è entrato da giovane nelle file del Partito Comunista e ha partecipato attivamente al movimento no global. Una cosa è certa: la Grecia sta mettendo in corto circuito le fondamenta politiche della UE, l’euro e il sistema bancario nazionale. Mi viene da pensare, e non è una critica, che Tsipras e i suoi coltivino l’idea di un altro mondo possibile e il superamento del capitalismo e globalizzazione come paradigmi sociali ed economici.

L’altro giorno su BBC ho sentito un giovane greco  che diceva: “Better to be poor and proud than European but slaves”. Si certo sarebbe meglio essere European and rich ma non mi sembra che sia la scelta che abbiano di fronte. Ho la sensazione che il NO nasca da un orgoglio e da una dignità calpestata ed umiliata.

E un certo livore moralistico , in particolare, infastidisce e spaventa, la rabbia dei sazi contro chi è in difficoltà ricorda cose sinistre e troppo vicine nel tempo e nello spazio.

Comunque, e vuol essere un’iperbole,  sarebbe interessante un’implosione della piramide capitalista come successe all’URSS nell’89. Insomma un sistema che crolla, implode su se stesso e si deve reinventare. La fine del mondo come l’abbiamo sempre conosciuto.