Come si fabbrica una classe dirigente

463-Juan-Rodriguez-4---ENANelle ultime settimane ha fatto molto discutere la proposta di inserire nei criteri di selezione per i concorsi pubblici non solo il titolo di studio, ma anche l’attribuzione di un diverso valore all’ateneo di provenienza.
La proposta – osteggiata in modo molto bipartisan – nasceva da un ragionamento: superare il concetto puramente numerico del voto di laurea e introdurre un criterio di qualità della formazione. Si supererebbero così alcune storture. Ad esempio il fatto di far trovare avvantaggiati gli studenti di atenei che, a parità di preparazione, son più di manica larga sul voto di laurea. E si potrebbe anche evitare che le barriere dei concorsi condizionino a monte le scelte dei maturandi, spinti a frequentare atenei che statisticamente hanno voti di laurea più alti ma meno selettivi, e a disdegnando quelli più formativi.

Una proposta che non ha avuto un seguito, dicevamo. Ma che sicuramente ha portato alla luce un problema: quello del valore della formazione della classe dirigente.

All’estero è prassi che determinati atenei preparino in modo più puntuale e completo a incarichi di un certo tipo. Nel Regno Unito, dove oltre l’80% dei parlamentari della Camera Bassa ha un titolo di studio pari o superiore alla laurea, spadroneggia il binomio Oxbridge. E cioè: il 31% dei parlamentari laureati proviene da Oxford o Cambridge.
Il dibattito che si è aperto negli ultimo anni, però, non mette in questione il valore della formazione in questi atenei, ma chiede più semplicemente di renderli più accessibili – tramite selezioni e borse di studio – agli studenti meritevoli indipendentemente dal background socio-economico.
In Francia invece c’è dietro un progetto puntuale. L’Ena (École nationale d’administration) è stata fondata nel 1945 dal governo provvisorio di Charles de Gaulle per garantire la formazione di una classe dirigente per la nuova repubblica nata dopo la sconfitta del regime collaborazionista di Vichy.
Lo scopo era uno: far vincere la meritocrazia sul sistema clientelare, garantendo in questo modo un’elevata preparazione dei manager pubblici. Gli allievi della scuola sono selezionati attraverso un concorso particolarmente rigoroso. Ogni anno, su tremila candidati solamente ottanta sono effettivamente ammessi. A ulteriore dimostrazione della trasparenza, i corsi dell’Ena sono aperti a tutti i cittadini dell’Unione che superino le selezioni, per diventare così funzionari dello Stato francese. E c’è anche la possibilità di accedere ai corsi internazionali, un percorso più limitato ma con le stesse prove di concorso iniziali e finali.

La presenza delle grandes écoles nel sistema francese concorre alla formazione di un’élite, anzi: ne è l’artefice. Ma è un’élite non economica né sociale, ma solo intellettuale. Gli studenti dell’Ena ricevono infatti una borsa di studio, ed escono dalla Scuola pronti a ricoprire un incarico dirigenziale di altissimo livello – tanto che vengono contesi anche dalle aziende private.

Quello che ne emerge è la visione della pubblica amministrazione come colonna portante dello Stato, per la quale è richiesta una selezione dura, una formazione specifica, anni di studio e impegno. Una mentalità che vuole il bene dello Stato, che spinge per il suo corretto funzionamento, che vuole escludere clientelismi e nomine personali.

Privilegiare merito ed eccellenza, con criteri di trasparenza assoluta. Perché ci sembra fantascienza?