Colonia, femminismo e immigrazione

Gli stupri, le molestie, le violenze della notte di Capodanno a Colonia hanno creato un silenzio/rumore imbarazzante e imbarazzato. Femminismo, razzismo, multiculturalismo, sono alcuni tra gli “ismi” chiamati in causa. Nella difficoltà di paviolence_coloniarlare chiaramente, di prendere una posizione che non sfociasse in rabbia cieca, o altrettanto cieco qualunquismo.
Non esistono risposte univoche e ricette facili. Quello che è vero è che i flussi migratori passati e presenti ci fanno convivere con culture diverse, con le quali è necessaria e urgente una migliore integrazione.
Questo però non significa “accettare”. Significa comprendere che per vivere insieme su alcune cose è giusto venirsi incontro, su altre – le conquiste delle lotte per i diritti umani – bisogna educare. Non un cieco “chi entra in casa mia fa come dico io”, ma mettere di fronte tutti all’esistenza di regole non trattabili.

Tra queste regole al primo posto ci devono essere i diritti delle donne.

Il discorso va spostato tra chi favorisce e difende legalità e diritti (tra immigrati e non) e chi questi diritti li calpesta (idem). Il tema dei diritti delle donne non è risolto per la nostra società come allo stesso tempo non è totalmente ignorato in quell’altrove da cui provengono i nostri “ospiti”.

Cosa serve? Educazione. Intransigenza. Integrazione. Per tutti.
Un’integrazione che non sia disintegrazione dell’altrui cultura ma che non lo sia nemmeno delle nostre conquiste. Ma è un problema che non va identificato solo con l’Islam. Di certo va prestata maggiore attenzione al rispetto delle regole comuni. Per chi viene da lontano ed è formato da una cultura patriarcale, maschilista, violenta. Per chi è nato e cresciuto qui e ancora pochi anni fa sentenziava sul famoso paio di jeans che impedirebbe lo stupro – i vari sostenitori del partito “lei però vestita così se l’è cercata. Viene da chiedersi anche quanto un immigrato machista/maschilista/violento si senta effettivamente “emarginato” in questo suo pensiero.

Dicevamo: c’è una cultura di violenza e sopraffazione del forte sul debole da scardinare, da affrontare a più livelli. Sicuramente non è trascurando l’integrazione, dandola per scontata, o ancora “concedendo” di più – in nome del rispetto di una cultura che in certe situazioni viola palesemente l nostre conquiste – che questo può avvenire. Danimarca, Norvegia e Baviera lo fanno: corsi ad hoc per sanare una frattura culturale che si gioca sul corpo delle donne. Obbligatori, perché no? Superare un esame di lingua non è considerato discriminante, superarne uno di educazione civica dovrebbe esserlo? Non si tratta di identificare lo straniero come stupratore, ma di dare gli strumenti a chi arriva da culture diversissime di leggere quella che per noi è la normalità

E poi andare oltre. Portare questa necessità ovunque, in modo capillare, tra i bambini e i ragazzi. Far crescere nuove generazioni integrate sotto ogni aspetto, nuove generazioni di cittadini europei consapevoli di diritti e doveri, delle donne e non solo.