Bonus Care: diamo il giusto valore alle donne che lavorano

L’altro giorno un responsabile delle risorse umane di un’azienda mi ha detto:

“L’azienda ha deciso che non si assumono più sostituzioni per le maternità. In effetti è una decisione che potrebbe influenzare nella scelta di assumere o meno una donna”

Certo: perché assumere una donna se poi i costi della sua assenza per maternità ricadono interamente sui colleghi costretti a coprire i suoi turni, a farsi carico del suo lavoro?

Oggi esce questo articolo su La 27a Ora. Dice in breve che

Le donne-madri si sono dimesse di più dal posto di lavoro, l’anno scorso, rispetto al 2013 (+6%). E in particolare la risoluzione del rapporto ha riguardato chi aveva poca anzianità di servizio (meno di tre anni) e un solo figlio: i soggetti, probabilmente, più deboli. La motivazione prevalente? Tristemente prevedibile: «Incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole». Fra le difficoltà indicate, in testa c’è l’«assenza di parenti di supporto», segue il «mancato accoglimento al nido», ma anche il «mancato accoglimento della richiesta di part-time».”

Nel 2015 la maternità in Italia, fotografata dal monitoraggio del Ministero del Lavoro, ma anche, in piccolo, dalla testimonianza emblematica che ho raccolto, è puramente un disvalore quando parliamo di lavoro.

Ci è stato chiesto che bisogno ci fosse di una proposta di legge come il Bonus Care. Notizie come queste confermano giorno dopo giorno che bisogna restituire dignità alle madri lavoratrici. E lo sgravio fiscale del Bonus Care inizia prima di tutto con il rimetterle alla pari con gli uomini: poter pagare personale fidato per la cura di figli, casa e famiglia significa giocare sullo stesso campo dei padri. Avere qualcuno a casa che risolve i problemi, che fa fronte alle emergenze, che permette di concentrarsi anche sulla propria carriera. Rendendo compatibili le esigenze di cura e quelle lavorative.

Ci sono tante cose da cambiare nello scenario italiano: iniziamo con gesti solo in apparenza piccoli, e rivoluzionari perché spostano la prospettiva.