A sostegno delle donne. La storia di Marzia

Oggi ospitiamo la storia di Marzia, una donna che come madre si è trovata ad affrontare sfide che vanno oltre quelle delle donne e mamme in situazioni “normali”, ma in cui in molte potranno riconoscere pezzi di vita. L’inseguire con tenacia i propri sogni, vedersi penalizzate pr l’arrivo di un figlio. E poi, quando si scopre che questo figlio ha bisogno di più tempo, più cure, più attenzioni, il peso totale della cura sulle proprie spalle. Con la speranza che da questo racconto parta una rinascita, anche a livello lavorativoSchermata 2016-03-30 alle 11.27.44

Mi chiamo Marzia e vivo a Roma. Ho deciso di raccontarvi la mia storia per dare voce a quante donne che come me sono state penalizzate dall’essere diventate mamme. Sono laureata in lettere e il mio grande sogno lavorare nel mondo dello spettacolo, tanto che a 19 anni ho lasciato la mia città per venire a studiare nella capitale. La mia vita da studentessa fuorisede è stata agevole fino a quando la mia famiglia ha avuto un tracollo economico a causa di un investimento andato male. La mia vita cambiò. Mi ritrovai con indosso un camice a pulire le camere per un albergo extra lusso. Era un lavoro molto duro ma remunerato molto meglio di un call center…I miei sforzi però furono ripagati da un bel voto di laurea e dalla possibilità di iniziare uno stage per un’importante società di produzione televisiva. Ricordo ancora il giorno in cui ricevetti la telefonata! Mi trovavo con in braccio una pila di cuscini! Le cose sembravano procedere tutte per il verso giusto perché successivamente fui assunta come archivista a tempo determinato per una grande emittente televisiva. Ma allo scadere dell’ennesimo contratto, nonostante mi fosse accaduto qualcosa di bellissimo, la mia vita ritornò a essere in salita. Scoprii di essere incinta e mi fu detto che per il momento avrei dovuto “stringere la cinghia” dovendo badare a mia figlia in quanto durante il primo anno di vita i bimbi si ammalano spesso…Ne soffrii molto anche perchè queste parole mi furono dette da una donna e per giunta mamma che forse di questa metafora non ne conosce il significato profondo, considerato che proveniva da una famiglia benestante. La mia gravidanza non trascorse molto serena perché avevo visto venire meno la mia indipendenza economica e per l’ennesima volta mi trovavo soggetta a chiedere i soldi ad un uomo che non era più mio padre ma il mio compagno. Nacque la mia bambina bellissima e in buona salute sebbene avesse una personalità molto poco espansiva. Dovendo nuovamente cercare lavoro, la iscrissi al nido e il suo inserimento fu rapidissimo tanto da meravigliarmi! Trascorso qualche mese la sua maestra mi disse che qualcosa non andava nel suo modo di relazionarsi con gli altri bambini. Da quel giorno i miei sospetti ebbero un nome: autismo…E altro che salita, la mia vita diventò un calvario. Me stessa, la mia personalità sempre positiva e proattiva furono messe a dura prova da questa diagnosi. Scoprii che le cure per questa patologia prevedono molte ore di “Aba” che è una terapia comportamentale purtroppo non convenzionata e molto costosa. Nonostante questo non mi diedi per vinta. Ricontattai l’albergo dove lavoravo da studentessa e iniziai nuovamente a pulire le camere. C’era possibilità di lavorare solo il pomeriggio e spesso il week end per cui vedevo molto poco mia figlia. Sono rimasta lì fino ad ottobre dello scorso anno. Poi ho detto basta. Ho deciso di darmi valore e di trovare un lavoro che ripaghi gli sforzi che ho fatto per prendermi questa laurea e che soprattutto mi consenta di seguire mia figlia nelle terapie pomeridiane. Sono sicura che la vita mi ricompenserà di tutti gli sforzi che ho fatto e spero soprattutto che cambi qualcosa nella nostra società affinchè le giovani mamme non vengano penalizzate lavorativamente dopo aver dato alla luce un figlio ma che invece la loro maternità sia vista come un valore aggiunto dai datori di lavoro.